Salvatore Fratantonio

un neometafisico che dipinge le emozioni

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Cenni Critici

Solitudine e silenzio sono , infatti, le dramatis personae della sua pittura, le paniche , deità diffuse nelle forme e nei colori di paesaggi che fanno balenare ai nostri occhi felicità marine o momenti d'estasi rupestre.
Se si escludono le kafkiane atmosfere stagnanti dentro solchi vuoti di casermoni e grattacieli, l'opera di Fratantonio non presenta ma le impronte della disperazione o dell'angoscia . Neanche quando ritrae rose e fiori nel momento del declino , ai margini di una penombra seicentesca eletta a simbolo di un nulla che presto calerà come sipario sulla scena. Ciò che esala da quei petali cadenti non è la sterile protesta pessimista, ma il malinconico sapere che la vita si fa amare appunto perchè è fragile e fugace .

Diego Gudagnino  Modica - i Mediterranei 2008 -

...Frantantonio è libero da tutte le angustie, non diciamo le angosce della pittura moderna, da quel senso di inferiorità che la lunga tradizione fa pesare a chi dipinga il paesaggio, oggi. Anzi Fratantonio, in una recuperata serenità, si è creato una sua tavolozza e una sua forma nella quale bisogna entrare, dimenticando le forme in uso, per apprezzarlo. Bisogna perciò seguirlo in questo suo cammino alla scoperta di una grottesca villa marina, di un ciuffo d’erba o in un residuo di alghe sulla spiaggia che diventano l’alternativa alla visione globale del mare che sembra diventano l’amore maggiore ed esclusivo di Fratantonio...

Raffaele De Grada | Presentazione catalogo antologica – Modica 1986

...Fratantonio riesce a dar dimensione non provinciale e non regionale alla sua immagine che si dilata ben oltre i limiti di una personale ed emblematica esperienza umana per attingere valori che sono del mito e della storia di tutti noi, uomini del presente incapaci di riconoscersi nelle angustie delle imagerie quotidiane ma ancora disposti a credere nelle verità indimostrabili della poesia e dell’arte, nell’allucinazione meravigliosa del vedere e del sentire poetico...

Franco Solmi | Prospettive d’Arte – Milano 1986

...I dialoghi improvvisati di luci e di silenzi tra cieli che rispecchiano il bruno intenso di spiagge deserte; l’esplosio ne della luce nel sole estivo della campagna modicana; il carrubo che si arma di una esibita eleganza, uniformi di potenza: ora sono sentinelle nello spazio, ora cavalieri solitari, ora simboli tout court di quella che è il retaggio intimo dell’artista, l’estate; oppure il gioco visivo tra i solchi della terra, e le colline lontane, e le luci azzurre del cielo affranca ribalzi con la fronda degli alberi; e sul prato giallo della messe ancora raccolta, ancora un dialogo, rilancia la presenza dell’albero simbolo di questa terra arida e assolata...

Carmelo Arezzo | Pagine dal Sud - Ragusa 1991

...Le opere recenti di Fratantonio denotano una tavolozza assai più luminosa, più trasparente, un lucore che mancava nella tecnica prima del 1988. I temi, dopo la de-oggettivazione tra figurazione ed astrazione, presente nelle chine colorate, hanno denunciato negli oli un recupero della natura, della descrizione (mai ottica, bensì percettiva) del reale. “La sua materia ad olio, dopo la parziale dematerializzazione della stesura seguita alle numerose chine acquerellate compiute negli ultimi due anni, s’è arricchita delle mutevoli e trasparenti suggestioni delle tecniche ad acqua”...

Nicoletta Colombo | Arte – Milano 1991

... Alberi solitari, dune, marine... Suggestioni, emozioni, anche musicali, vengono fermate sulla tela e immerse nei blu, negli azzurri, nei grigi che sfumano i confini fisici e approdano nell’indeterminato, come per un desiderio di individuarne e finalmente scor gerne l’oltre, ovvero la meta nascosta dall’illusione o dal magismo delle cromie.

Giovanni Occhipinti | Dal catalogo “La memoria e l’immagine” - Ragusa 2002

Fratantonio è un artista siciliano (di Modica) salito a Milano, dove ha compiuto i passi decisivi della sua formazione pittorica. Un artista che ha saputo dipingere sia la campagna sia la città, ma l’una e l’altra come luoghi di solitudine, come lande in cui lo spazio cede alle metafìsiche vibrazioni dell’altrove. Non figure umane, ma una visività che p er forza di sottrazione diventa visionaria. Niente di decorativo, niente di abbellito. I suoi maestri remoti sono i grandi romantici, i suoi maestri più prossimi Morandi, Mafai, Sironi. Tra fissità allucinate e archetipiche suggestioni, la sua opera è rappresentata dall’alta frequenza del carrubo, che solo un altro artista, Carlo Levi, ha saputo dipingere con cosi tanta assiduità.

Giovanni Tesio | Torinosette - Torino 2007

La quiete del mare nella armonia dell’essere; Salvatore Fratantonio con la sua personale “Il mare nel mio tempo” permette di cogliere, attraverso la lettura attenta delle sue marine, il “Kairos”, cioè la qualità e la pienezza del tempo come lo intendevano gli antichi greci. il migliore delle guide in ogni impresa umana, secondo Euripide. Non è dato a tutti di raggiungerlo; appartiene all’artista, che avendo delle conoscenze profonde è capace di integrare i fattori del momento che gli permetteranno di osservare la particolarità dell’evento. è la condizione dell’azione riuscita, in contrapposizione al “chronos” che è il tempo logico e sequenziale che scorre. Fratantonio con le sue opere ha voluto rappresentare le tappe del suo di venire, dall’amore forte e struggente per la sua terra natia, rappresentata con paesaggi collinari, tormentati e brulli dove solo “il carrubo” cresce e resiste nella sua maestosa solitudine, alla conflittualità con il mondo metropolitano popolata da grattacieli che mortificano l’innata necessità di spazi e di libertà, prerogative primarie dell’animo dell’artista.
Libertà e spazi che Fratantonio ritrova nel mare. Massima espressione del suo percorso lo esprime con gli albatros che ci richiamano ai versi della poesia l’albatro di Baudelaire in cui il volo è metafora di elevazione, di distacco, di superiorità estetica e morale, orgoglio temerario di sapere volgere lo sguardo verso il sole accecante o di sapere attraversare immune le tempeste del dolore. Il mare, senza linea di discontinuità cromatiche tra acqua e cielo, vuole quasi simboleggiare la dissolvenza, nel suo animo, tra la percezione del “tempo che fugge”, segnato dalle rughe profonde che solcano il viso e la qualità del tempo della età matura, dimensione speciale che lo induce a scoprire l’assoluto, il trascendente, non più l’angoscia del vorticoso divenire ma la quiete del mare nella armonia dell’essere.

Luigi Burruano | Archivio - Mantova 2008